Se sono contagiato da Covid 19 – Coronavirus sul Lavoro sono tutelato?

Se sono contagiato da Covid 19 – Coronavirus sul Lavoro sono tutelato?

Se sono contagiato da Covid 19 – Coronavirus sul Lavoro sono tutelato?

Contagiato da Covid 19 – Coronavirus sul Lavoro. Con nota del 17 marzo u.s. l’Inail ha fornito alcuni chiarimenti in merito alla gestione delle assenze degli operatori sanitari esposti al contagio col COVID-19Coronavirus. L’affezione morbosa è stata equiparata, da parte di personale sanitario nel luogo di lavoro, agli Inforuni sul Lavoro.

Successivamente, su pressioni delle parti sociali, il decreto Cura Italia, all’articolo 42, ha stabilito che l’infezione da coronavirus contratta in occasione di lavoro viene riconosciuta quale infortunio sul lavoro. L’infezione da Coronavirus è pertanto indennizzabile secondo la vigente normativa.

In particolare, al secondo comma dell’art. 42, viene espressamente previsto che «Nei casi accertati di infezione da COVID-19Coronavirus (SARS- CoV-2) in occasione di lavoro» (e cioè sul luogo di lavoro, nel tragitto casa-lavoro ed in qualunque altra situazione di lavoro), «il medico certificatore redige il consueto certificato di infortunio e lo invia telematicamente all’INAIL che assicura, ai sensi delle vigenti disposizioni, la relativa tutela dell’infortunato. Le prestazioni INAIL nei casi accertati di infezioni da coronavirus in occasione di lavoro sono erogate anche per il periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria dell’infortunato con la conseguente astensione dal lavoro. I predetti eventi infortunistici gravano sulla gestione assicurativa e non sono computati ai fini della determinazione dell’oscillazione del tasso medio per andamento infortunistico di cui agli articoli 19 e seguenti del Decreto Interministeriale 27 febbraio 2019. La presente disposizione si applica ai datori di lavoro pubblici e privati».

Al contempo, l’art. 26 stabilisce che «Il periodo trascorso in quarantena con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva di cui all’articolo 1, comma 2, lettere h) e i) del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, dai lavoratori del settore privato, è equiparato a malattia ai fini del trattamento economico previsto dalla normativa di riferimento e non è computabile ai fini del periodo di comporto».

Integrazione del 20 marzo 2020

Torino – Oggi, 27 marzo 2020 siamo lieti si segnalare che quanto da noi ipotizzato è stato confermato dalla Procura della Repubblica di Torino; la stessa  infatti in data odierna ha deciso di censire tutti i medici ed infermieri positivi al virus per aprire un’inchiesta per violazione alle norme sulla sicurezza sul lavoro come riportato in questo articolo del quotidiano La Stampa.

In sostanza, secondo il Dott. Pacileo, Procuratore Aggiunto della Procura della di Torino, specializzato in reati in materia di sicurezza ed igiene sul lavoro, il contagio deve essere considerato alla stregua di un infortunio sul lavoro o malattia professionale e, pertanto, se alla luce dell’indagine condotta dai NAS, verranno evidenziate carenze in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro (insufficienza di dispositivi di protezione individuale) potrà essere contestata in capo ai Datori di Lavoro una violazione, ai sensi del D.Lgs. 81/09, ed sanitari contagiati o, in caso di morte, i loro eredi, potranno essere considerati parti offese ed avranno diritto al risarcimento del danno subito.

E’ un provvedimento molto importante al fine di tutelare quella che ad oggi è una categoria professionale, che sta pagando un prezzo altissimo per contrastare il coronavirus di Torino (ad oggi 44 decessi), e che verosimilmente verrà a brevissimo replicato da parte di altre Procure della Repubblica.

Milano – Anche a Milano l’Inail sta trattando il decesso di un autista del 118 come “morte sul lavoro“: è stato disposto che alla moglie e al figlio dell’uomo ucciso dal virus andranno una rendita di 20mila. Leggere questo articolo di Repubblica.

Obbligo di Comunicazione al datore di Lavoro

Ne consegue che il lavoratore dipendente, pubblico o privato, dovrà dare immediata comunicazione dell’affezione al proprio datore di lavoro con contestuale invio telematico, all’INAIL, della certificazione medica attestante la quarantena da coronavirus.

Orbene il fatto di considerare l’infezione da coronavirus, contratta in occasione di lavoro, quale infortunio sul lavoro, implica tutta una serie di conseguenze sotto il profilo del risarcimento del danno.

Misure Preventive e Cautelari di Urgenza

Per la gestione dell’emergenza sanitaria, il Governo ha infatti elaborato una serie di misure preventive e cautelari d’urgenza, variamente calibrate sulla necessità di contenere il diffondersi del contagio da Covid-19, la cui ispirazione è orientata a consentire la prosecuzione delle attività produttive «solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione» [Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro – 14 marzo 2020, premessa].

Va da sé che la violazione delle disposizioni prescritte dal Governo per il contenimento del rischio biologico virale sui luoghi di lavoro rientra nel novero delle disposizioni finalizzate alla prevenzione degli infortuni sul lavoro, la cui violazione può fungere da perno del rimprovero penale per delitti di lesioni colpose ed omicidio colposo.

Il Risarcimento

In sostanza, in caso di contagio ed infezione al Coronavirus di un dipendente di un’azienda, potrebbe aprirsi uno spiraglio per una richiesta di risarcimento nei confronti del Datore di Lavoro  per non aver posto in essere tutte le cautele necessarie al fine di impedire l’evento (contagio). E inoltre per non aver valutato correttamente il carattere di “indispensabilità” dell’attività lavorativa.

Infatti, in caso di un contagio-infortunio verificatosi in un contesto lavorativo, il Datore di lavoro, oltre a dimostrare di aver rispettato quanto imposto dal Governo ed aver correttamente valutato il rischio contagio, dovrà adeguatamente motivare le ragioni per le quali non è stata sospesa l’attività anche a fronte degli importanti incentivi alla sospensione dell’attività riconosciuti dal Governo.

Da ultimo, non può tuttavia essere rilevato che la prova del fatto che il contagio sia avvenuto all’interno dell’azienda può rappresentare un ostacolo non da poco, attesa la natura ubiquitaria del virus che causa la malattia. Si potrebbe infatti legittimamente obbiettare che il contagio è avvenuto al di fuori dell’ambiente di lavoro.

Cosa deve dimostrare chi è stato contagiato

Al fine di ottenere un risarcimento da parte del Datore di Lavoro non sarà infatti sufficiente dimostrare di aver contratto il virus, ma dovrà essere dimostrato che il contagio è avvenuto in ambito lavorativo (esempio nel caso in cui all’interno del luogo di lavoro vi sono stati numerosi episodi di contagio e non sono state rispettate le precauzioni di sicurezza).

Trattasi di una questione particolarmente delicata, sollevata anche da fonti autorevoli in ambito di sicurezza ed igiene sul lavoro, come si può leggere qui, da cui verosimilmente deriveranno procedimenti giudiziari sia in ambito penale che in ambito civile.

Cosa fare se sei stato contagiato sul luogo di Lavoro da Covid 19 – Coronavirus

Se tu o un tuo caro siete stati contagiati da Covid 19 – Coronavirus sul Luogo di Lavoro non esitare a contattarci (clicca qui) per un parere senza impegno. Potreste avere diritto ad un Risarcimento. Mettiamo a tua disposizione la nostra competenza e le nostre specificità maturate in numerosi anni di esperienza nel settore sia nell’assistenza giudiziale che stragiudiziale delle vertenze in ambito di infortunio sul lavoro.

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Aggiornamento del 12 maggio 2020 – I rischi del Datore di Lavoro

I Dirigenti e i Responsabili di una azienda nella quale un dipendente si ammala di coronavirus o COVID-19 rischia un processo penale e di essere condannato a risarcire il lavoratore ammalato. I provvedimenti sono nei confronti dei datori di lavoro che non hanno attuato le misure di sicurezza necessarie per arginare le possibilità di contagio. In particolare quelle dettate dai protocolli di sicurezza del 14 marzo e del 24 aprile 2020. I consulenti del lavoro esprimono molta preoccupazione in quanto sottolineano che questi rischi possono bloccare le riaperture di molte piccole aziende che non si vogliono esporre.

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